Ecco perché “essere fuori dalla norma” può diventare una opportunità. Le possibilità in termini di prevenzione, diagnosi e riabilitazione precoce.

Nel vivere quotidiano si costruisce la salute del piccolo, sia all’interno della famiglia che fuori. La consulenza precoce, sia quella informale nell’ambito famigliare o nel contesto amicale, sia quella più istituzionale dei servizi sanitari e della scuola, sostiene l’accudimento e orienta le scelte dei genitori sin dai primi anni di vita. Iniziamo a considerare che quando un genitore o un insegnante si pongono una domanda e cercano una risposta di fronte ad una difficoltà, il cambiamento è già in atto: questo accade sin dalla nascita, perché non esiste una scuola per diventare genitori e le cure che si dedicano al piccolo si apprendono. Ne deriva una realtà relazionale e materiale mista di amore, dedizione, osservazione, reciprocità, all’interno della quale si giocano le aspettative, i convincimenti e i saperi del “genitore riflessivo“.

Ma… se il dubbio che ci tormenta è la capacità di nostra/o figlia/o nell’imparare a leggere, a scrivere, o a far di conto, è necessario chiedere una consultazione precoce? E perché? E quando?

Risulta necessario e conveniente chiedere un parere esperto, ma talvolta è difficile da accettare e da agire, perché di fronte a qualcosa che non corrisponde alle nostre aspettative, soprattutto a ciò che non è “normale” socialmente parlando, torna facile negare il problema. Vediamo quali sono i vantaggi di una valutazione. Innanzitutto si potrebbe capire che “il problema” non è tale: dalla consultazione, che peraltro richiede più incontri che si ripetono nel tempo, potrebbe emergere che non esistono i presupposti per una diagnosi. Potrà derivarne una rassicurazione, accompagnata da indicazioni e consigli utili per poter proseguire al meglio nella relazione educativa genitore/figli (ed anche nella relazione insegnante/alunno). Insomma, un esito negativo (mancanza di diagnosi) può rassicurare.

Il momento della valutazione specialistica diventa una opportunità perché permette di valutare sia i fattori individuali che intervengono nell’apprendimento (definiti come neurobiologici), sia i fattori ambientali (famiglia, scuola, i luoghi di vita e la realtà sociale). Possiamo considerare ognuno di questi elementi come potenziale risorsa, personale e di contesto, che sostiene il bambino nel processo di conoscenza e nella acquisizione delle competenze: queste risorse sono importanti anche nel caso di una diagnosi, per favorire i percorsi di apprendimento che verranno programmati. Tra il secondo e il terzo anno della scuola primaria si conclude il processo di insegnamento della lettura e scrittura, e del calcolo*: non conviene anticipare la diagnosi, perchè si rischierebbe una falsa positività: il Disturbo Specifico dell’Apprendimento riguarda il 2,5 – 3,5 % della intera popolazione in età evolutiva, e spesso compare insieme a sintomi come ansia, disturbi della condotta e concentrazione difficile, con iperattività.

La consultazione è opportuna quando si sospetta una difficoltà nell’apprendimento della lettura (dislessia), della scrittura (disortografia), o del calcolo (discalculia): la prevalenza di questi disturbi è più sensibile nella scuola primaria e secondaria di primo grado. La evoluzione del processo è più facilmente benigna quando la riabilitazione viene avviata precocemente, e sono alleati importanti nella elaborazione della richiesta di aiuto il pediatra e gli insegnanti: con loro i genitori possono decidere se valga la pena di richiedere la assistenza ai servizi specialistici per l’età evolutiva** (Unità Operativa di Neurologia e Psichiatria dell’Infanzia e Adolescenza).

Al fine di raggiungere i migliori risultati possibili, la equipe multidisciplinare e i genitori, con gli insegnanti, si prenderanno cura delle diverse variabili coinvolte nell’apprendimento della/del bimba/o, concordando un Piano Didattico Personalizzato, per:

– la acquisizione delle capacità (lettura, scrittura, calcolo)
– la relazione e i comportamenti
– il futuro, pensando alla carriera scolastica e anche lavorativa

* per meglio affrontare e declinare la questione ho consultato gli Atti della Consensus Conference tenutasi a Roma nel Dicembre del 2010, su “I disturbi specifici dell’apprendimento”, pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità. Ricordo che all’anno 2010 risale la legge n° 170 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”. Vedi anche la Legge Regionale 2 Febbraio 2010, n° 4 (Lombardia)

** per conoscere l’offerta dei Servizi presenti nel proprio territorio consultare la carta dei servizi presente nel sito della Azienda Socio Sanitaria Territoriale di appartenenza.

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