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Il laboratorio “Viaggio nella Grammatica Fantastica”, che Proxxima porta nelle classi di Piemonte e Valle D’Aosta all’interno del progetto Diderot di Fondazione CRT e a Milano (grazie a Fondazione Cariplo), è un’ottima occasione per valorizzare le esperienze che si incontrano nei diversi contesti territoriali in cui si lavora e per mettersi alla prova con differenti prospettive di insegnamento e di pratica. È una perfetta palestra dove prendere appunti preziosi di… pedagogia creativa! Partiamo allora proprio dal racconto di una di queste esperienze e lasciamoci trasportare dalla magia delle parole!

Simone* frequenta la seconda elementare. È un bambino dalla corporatura solida e dallo sguardo indagatore. A scuola è piuttosto irrequieto, con una diagnosi di DSA (disturbo specifico di apprendimento). Ho raccontato a lui e ai suoi compagni che le parole che amano bagnarsi (come acqua, acquario, acquazzone) hanno deciso di immergersi nel mare e non nel laghetto del Paese di Grammatica, come fanno di solito. Nel mare, però, sono state inghiottite dai pesci che le hanno scambiate per il loro mangime… Che fare dunque? Andrea ha subito proposto di ri-pescarle utilizzando una canna da pesca. Vanessa ha chiesto se poteva utilizzare il retino che si usa per pescare i pesciolini e i granchi. Brian ha optato per una rete più grande e si è disegnato su una grossa barca.

Naturalmente ogni bambino avrebbe potuto disegnare e disegnarsi come riteneva opportuno: in versione subacqueo, all’interno di un sommergibile, su una zattera, una barchetta… Ciascuno avrebbe potuto pescare pesci di diversa dimensione, pesciolini o pescecani, balene o pesci palla, tonni o pesci gatti. La dimensione avrebbe dettato la lunghezza della parola: una balena avrebbe potuto contenere tante parole con CQU. Un pesce piccolino una sola e decisamente corta come, ad esempio, la parola ACQUA. Molti bambini hanno disegnato su un solo foglio, parecchi su due: questi ultimi hanno tracciato con i pastelli a cera le sagome di grandi navi, transatlantici, motoscafi. Qualcuno ha rappresentato un banco di pesciolini, qualcun altro grandi pesci guizzanti.

Ad un certo punto Simone si è avvicinato con una richiesta: “Posso disegnare nel pesce le lettere mescolate?” L’ho osservato con sorpresa, trasformatasi subito in un moto di meraviglia davanti al guizzo di creatività che si faceva strada: “Ma certo! – gli ho risposto con un sorriso – Perché il movimento delle onde fa sballonzolare le lettere!”. È tornato al posto felice e anche un po’ “sballonzolante”. Più tardi la maestra mi ha raccontato che Simone è seriamente disgrafico e disortografico, ma oggi è riuscito a trasformare in modo creativo la sua difficoltà! Come valorizzare ulteriormente l’idea di Simone, facendone partecipi anche i suoi compagni di classe? Magari disegnando le lettere appena ripescate ma ancora aggrovigliate. Seguendo i fili aggrovigliati emergerà la parola scritta nel modo corretto.

* Il nome è di fantasia, per tutelarne la privacy

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