Mohammed compirà 6 anni alla fine di aprile. È appena arrivato dall’Egitto. A differenza del padre che lavora in Italia da qualche anno, non conosce una parola di italiano. Da qualche giorno il bambino frequenta la prima elementare in una scuola milanese. Le maestre sono disperate perché piange e scappa continuamente dalla classe. Sanno benissimo che Mohammed non è “pronto”, ma il padre insiste con il preside perché frequenti comunque la scuola. Nell’inserimento alla primaria con un anno di anticipo, il padre proietta le sue aspirazioni genitoriali, impedendo al bambino di inserirsi con calma in un contesto nuovo, appropriandosi pian piano e attraverso il gioco, anche della nuova lingua, cosa che potrebbe invece avvenire se frequentasse l’ultimo anno della scuola dell’infanzia.

Luca, invece, è un bambino italiano di cinque anni e mezzo, molto sveglio e vivace. Il fatto che sappia già scrivere e leggere qualche parolina, non ci dice nulla sul suo comportamento, sulla capacità di rimandare/posticipare una gratificazione, sulla capacità di mettersi in relazione con gli altri senza aggredirli verbalmente o fisicamente. L’età anagrafica da sola dice e non dice, specialmente nel caso di bambini suoi coetanei. Dal punto di vista cognitivo sembrano molto competenti ma da quello relazionale e dello schema motorio appaiono in difficoltà: non riescono a stare “zitti” un momento, faticano a rimanere seduti, si arrabbiano quando devono aspettare il proprio turno, tendono a stancarsi facilmente… Luca in particolare il pomeriggio si addormenta sul banco. Proprio non ce la fa a stare sveglio. La sua maestra ha provato ad indagare se per caso andasse a letto tardi e dopo aver escluso questa possibilità ha cominciato ad osservare il bambino. Si è accorta che Luca, dal punto di vista fisico ed emotivo, è “piccolo”. La sua testa è ancora bella rotonda e grande rispetto al resto del corpo. Il colorito del viso è spesso pallido, esangue e nella prima ora del pomeriggio “crolla”, si addormenta profondamente. “All’inizio volevo svegliarlo, ma di solito dorme così profondamente che penso ne abbia proprio bisogno!” ci ha detto durante un incontro di formazione. Ecco, ci piacerebbe che tutti i Luca e Mohamned avessero la possibilità di procedere con calma, secondo i loro tempi, così da poter pian piano abitare sempre meglio il corpo e arrivare alla scuola primaria davvero… pronti!

 Alcuni suggerimenti in pillole

Elementi da osservare per capire se un bambino è “pronto” per la scuola:

– capacità relazionali e sociali del bambino (l’autostima e la fiducia che il bambino mostra di avere nei confronti di se stesso, degli adulti e degli altri bambini presenti);
capacità di controllare i movimenti (come lo stare seduto tranquillo nei momenti di attività al tavolo e di saper ascoltare, senza disturbare, la lettura ad alta voce di una fiaba);
sviluppo fisico (la motricità fine, lo schema corporeo, la caduta del primo dente da latte),
il modo di giocare e di inventare giochi.

Elementi che la maestra della scuola dell’infanzia avrà già avuto modo di notare e segnalare ma su cui è bene offrire uno sguardo “altro”, per favorire una fotografia il più possibile ampia e oggettiva del bambino in questo stadio del suo sviluppo.

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