L’apprendimento attraverso il gioco e le competenze attorno ai sei anni.

Quando parliamo di educazione alla salute ci riferiamo alle competenze di vita (life skills) come qualità che si apprendono più giocando e divertendosi, piuttosto che studiando. Ciò che viene definito apprendimento informale si esercita attraverso la sperimentazione, ed esercitando l’originalità del pensiero: questo è uno dei processi cognitivi della creatività. Rinunciare all’elemento giocoso nell’apprendimento, togliendolo precocemente, può essere una rinuncia precoce a opportunità preziose e imperdibili.

Alcune abilità individuali vengono favorite nel bambino perché questo possa adattarsi al meglio, in un mondo che cambia rapidamente. Questo è possibile attraverso il gioco.

Il giocare necessita di un ambiente dedicato e sicuro, sia in casa o a scuola che negli spazi all’aperto, di buona compagnia (amici coetanei ed anche educatori) perché si possa esplorare e praticare liberamente.

È stato dimostrato che una buona educazione durante la prima infanzia permette al bambino una maggior sicurezza in età adulta, anche se questo si trova in condizioni di disagio: investire bene durante i primi sei anni di vita, anche in termini educativi, garantisce dunque prospettive di salute migliori.

Ma buona educazione non significa buona istruzione: è, piuttosto, la relazione educativa che fa la differenza, una relazione attenta alle propensioni del piccolo, alla proposta di attività che incontrino le sue curiosità, che comprenda il dialogo circa le emozioni e gli accadimenti, ed anche la lettura ad alta voce sin dai primi mesi di vita.

Da circa un ventennio, in Italia i bambini che compiono i sei anni entro l’Aprile dell’anno scolastico si possono iscrivere alla classe prima della scuola primaria, praticamente con un anno di anticipo: questo è facoltativo. La scelta facoltativa consegna al genitore la libertà e la responsabilità di una scelta, a fronte di un ipotetico e non meglio valutabile vantaggio.

Il primo anno della scuola primaria è dedicato alla acquisizione di una strumentalità di base. I bambini più piccoli richiedono maggiore attenzione da parte dell’insegnante, e la migliore preparazione possibile nell’accoglierli: occorre, in sintesi, non aver fretta di farne degli scolari. Ad esempio, il coordinamento mano/occhio, necessario per la scrittura, dovrebbe essere acquisito, perché in caso contrario si chiederebbe al bambino una fatica esagerata.

Si tratta di una questione molto dibattuta e il programma didattico deve essere rielaborato, per collegarsi nel migliore dei modi all’esperienza della scuola d’infanzia. Se questo ponte non è ben costruito il programma meno elastico ed il rapporto top/down nella relazione possono risultare controproducenti.

Accade però che alcune scuole dell’infanzia, sulla scia di richieste genitoriali non sempre ponderate sui bisogni reali del bambino, ma piuttosto sulle aspirazioni dell’adulto, coltivino aspirazioni da scuola primaria e consegnino al ciclo successivo bambini che sanno leggere e scrivere, ma che non hanno sviluppato le competenze di base come il senso dell’equilibrio, la lateralità, il coordinamento occhio mano, un’autonomia nell’allacciarsi le scarpe e nel vestirsi. In questo caso occorre intervenire sulla scuola dell’infanzia che agisce offrendo ad un bambino ancora con i dentini da latte pietanze a base di carne secca e dura: magari anche buonissime, ma difficili di masticare e da digerire.

Per evitare questo rischio dovrebbero prevalere attività manuali, il disegno, il canto, la musica e il movimento: i bambini hanno bisogno di muoversi, e sappiamo che il movimento favorisce l’apprendimento. Fare attivamente le cose e muoversi è importante e non solo a cinque anni: è essenziale infatti pian piano arrivare ad “abitare” il proprio corpo, a sentirlo sempre meglio, così da trovare un centro , anziché disperdersi sempre fuori di sé, in una periferia che cambia continuamente… Consideriamo inoltre la alfabetizzazione emotiva, che consente al bambino di dare un nome alle emozioni, con tratti e colori e tramite la narrazione di fiabe, giocando con il corpo e le espressioni del viso, sperimentando altri ruoli con teli colorati. Anche l’introduzione di una seconda lingua attraverso la musica, il ritmo e le filastrocche, cantando e ballando e senza far scrivere nulla è un ottimo modo per sviluppare nel bambino le forze musicali e del linguaggio.

Insomma massima discrezionalità, ma con attenzione ai molteplici bisogni e diritti del piccolo, in particolare quello dell’imparare giocando.

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