Le parole che usiamo hanno un loro significato, e integrazione, inclusione sono termini molto comuni nel linguaggio della educazione, talvolta si rischia di usarli a sproposito.

Si parla tanto di inclusione. Ma facciamo un po’ di chiarezza. Cosa non è inclusione? Il fatto che tanti bambini siano collocati tutti insieme in uno spazio non significa che le loro diversità siano integrate, che loro si sentano di appartenere a quella realtà, in sostanza non ci dice se la tanto decantata inclusione sia reale.

Consideriamo il principio della equità: è necessario fornire a ciascun bambino quel che gli serve per apprendere e vivere serenamente a scuola, non basta dare a tutti la stessa dose di attenzione e gli stessi compiti.

Questo significa che prendersi cura delle diverse esigenze è faticoso, e comunque necessario: per creare un gruppo classe e per accogliere un nuovo iscritto non basta fare l’appello o inserire un nuovo nome nel registro, si sa. Nella integrazione lo scambio e la reciprocità della relazione tra i diversi componenti di un gruppo intessono una trama che sostiene delle relazioni forti, originali. Guardare insieme nella stessa direzione e avere obiettivi in comune permette di sentirsi parte di una classe, di un gruppo, di una scuola.

La inclusione, che spesso si riferisce alla accoglienza, al non escludere l’altro, il diverso (e chi, poi, non è diverso e altro da noi?), merita una attenzione speciale: il curriculum scolastico è conosciuto a tutti, e gli obiettivi didattici vengono ben spiegati , condivisi con i genitori, ma esiste un curriculum nascosto, che è fatto di relazioni e modalità, che caratterizza lo stile di insegnamento, il modo di vivere in quella classe e/o in quella scuola, l’aria che si respira in quel posto.

Pensando alle esigenza affettive e relazionali, fisiche e dietetiche, cognitive, personali di ogni bambino, la scuola è pronta ad accogliere talenti diversi, e a modulare le diverse attività riconoscendo che “siamo tutti diversi e siamo tutti importanti e speciali nella nostra diversità”?

Ciascuno ha un ruolo, una parte attiva da giocare durante la giornata scolastica? Tutti possono partecipare alle diverse attività didattiche e alle iniziative come Scuola Natura? Tutti accedono alla mensa? Partecipano alle gite? A tutti è offerta la possibilità di accedere alle attività sportive extra scolastiche.

Ecco, quando saremo in grado di rispondere che questo succede, potremo parlare di inclusione scolastica. Sono risultati importanti, questi, per una comunità scolastica, e richiedono il coinvolgimento di tutti: insegnanti, famiglie, personale ausiliario, professionisti e servizi esterni.

Guardare nella stessa direzione è costruire inclusione.

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