È trattando gli altri con dignità che si conquista il rispetto per se stessi (Tahar Ben Jelloun)

Un elemento chiave che distingue il jazz dalla musica classica è l’improvvisazione: allo stesso modo nella linea “Viaggio nella Grammatica Fantastica” cerchiamo di muoverci come jazzisti, cambiando la sequenza di attività, il ritmo, la durata o inventandone di nuove. Il musicista jazz crea la musica in corsa, sul momento, mentre suona. Ad un’ottima tecnica unisce un sano amore per il rischio, una passione che lo travolge spingendolo al di là di tutti i sentieri conosciuti e sicuri, per muoversi verso l’ignoto, con la possibilità sì di cadere, ma anche di aprirsi alla meraviglia. Anche per noi, entrare in una classe vuol dire respirare ogni volta un clima diverso e alle prime sensazioni scaturite osservando i bambini (come ad esempio: la postura, gli occhi che si abbassano incrociandone lo sguardo o che mantengono un contatto visivo di volta in volta aperto, allegro, amichevole, sfidante) decidiamo se mantenere la musica come da spartito, se applicare delle variazioni o se improvvisarne una nuova.

Recentemente una classe quarta della provincia di Biella mi ha letteralmente stupita, tanto da farmi rivisitare sul momento (e completamente) un’attività che di solito lasciamo da sviluppare ai maestri di classe.

Immaginatevi tre bambini di quarta scelti, più che altro in base all’ altezza, a fare i re (o meglio ad improvvisarsi tali) riuscire ad immedesimarsi talmente bene nella parte da intrattenere i compagni di classe trasformati, per l’occasione, in dame e cavalieri alla corte di Re Discorso.

Adesso restringiamo l’immagine su uno di questi tre che chiameremo Oscar per tutelarne la privacy e ascoltiamolo pronunciare il suo discorso : –Se io fossi re la prima cosa che farei sarebbe comandare con dignità, in modo che non ci siano troppe persone ricche nè troppe persone povere, in modo che nessuno sia escluso e che i poveri non diventino cattivi e che non rubino a nessuno.

Nel suo discorso orale compaiono già tre concetti che meritano di essere evidenziati.

Il primo: se fossi re comanderei con dignità.

Il bambino in questione è decisamente degno del ruolo di Re. La parola dignità deriva dal latino dignĭtas –atis, e questa a sua volta deriva da dignus “degno” e rimanda, come citato nell’enciclopedia Treccani, sia ad una condizione di “nobiltà morale in cui l’uomo è posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa natura di uomo, sia al rispetto che per tale condizione gli è dovuto e ch’egli deve a sé stesso”:

Il secondo: comanderei in modo che nessuno sia escluso.

In questo desiderio di inclusione emerge fortemente un intento di equità: che non ci siano né troppe persone ricche, né troppe povere.

Ma è il terzo concetto che i poveri non diventino cattivi e che non rubino a nessuno,e che scaturisce direttamente dai primi due a rivelare una comprensione e una sensibilità davvero straordinarie per un bambino della sua età. I più deboli e i più fragili, i più poveri appunto, se le condizioni non mutano, rischiano di diventare cattivi e di dover rubare per sopravvivere.

Dopo averlo ascoltato mi è parso davvero necessario dar seguito a questa “dissertazione” improvvisata e quindi ho invitato lui e i suoi compagni di classe a cimentarsi nella scrittura del Discorso del Re (o della Regina).

Ecco come ha proseguito Oscar.

Discorso del Re

Segnalo, visto che si tratta di una linea sulla grammatica (seppur fantastica), che lo scritto del bambino nell’immagine fotografica è la “brutta” e gli errori, al momento dello scatto, non erano ancora stati corretti…

Tra i discorsi scritti dai suoi compagni ce ne sono altri che meriterebbero una menzione. Per ora cito quello di Walter che, se fosse re, cercherebbe di mantenere la pace (“perché guerra vuole dire morte e morte vuol dire infelicità”).

In sostanza una classe in piena fioritura di belle sensibilità e di giovani talenti! Una classe come tantissime altre in Italia che andrebbero però raccontate di più, così da evidenziare come la nostra scuola primaria regga e anche bene!

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