“Appunti di pedagogia creativa: note grammaticali sugli “errori” linguistici dei bambini”

Perché la Grammatica divenga Fantastica è necessario abbandonare il ruolo di valutatori e assumere quello di osservatori aperti e curiosi ai processi di apprendimento messi in campo dai bambini. E’molto importante che i bambini percepiscano che nel Paese di Grammatica si può sbagliare e l’errore non è punito, anzi può essere valorizzato in un percorso di ricerca in cui si gioca  con la lingua per scoprirne il suo funzionamento. Del resto, come scriveva Rodari, “Sbagliando si …inventa!”. Ci sono poi attività per presentare o ripassare in classe essere e avere e i tempi composti che possono nascere attingendo ad altre discipline, come la matematica.

Poniamo il caso che  vogliate presentare o ripassare con i vostri bambini gli ausiliari.

Cosa fate di solito? Come li proponete? 

Nel laboratorio spettacolo “Essere e/o avere: dilemma infinito” che mettiamo in scena per le classi quarte e quinte della scuola primaria, i bambini hanno modo di osservare quanto questi Verbi siano gentili e disponibili, quanto cerchino di essere di AIUTO (per questo li chiamano AUSILIARI, dal latino Auxilium-aiuto). Però ci sono sicuramente tantissimi altri modi, soprattutto se si intende ricorrere ad attività carta e matita per presentarli o ripassarli. Ad esempio possiamo ricorrere alla matematica e ad una delle quattro operazioni fondamentali, la sottrazione. Qualche mese fa, durante un laboratorio in una classe terza, alla domanda: “Cosa vuol dire SOTTRARRE?” e un bambino straniero ha risposto: “MENARE”  e ha fatto subito un esempio: 4-2=2 . Quindi intendeva dire: Usare il segno meno. In sostanza ha cercato di spiegare un concetto complesso partendo dalla parola MENO (che può essere un nome, un aggettivo, un avverbio, una preposizione, ma anche un verbo con il significato di  “dare botte da orbi”). Interessante, vero?

Bene, adesso leggete e completate l’attività qui sotto, ripresa dal terzo volume della serie “I mini gialli della grammatica” in cui dovrete sottrarre qualcosa.Il verbo   ………………………. e il verbo ………………………….. sono verbi  AUSILIARI, perché aiutano tutti gli altri verbi.

Adesso segui la direzione della freccia e leggi tutti i verbi al modo infinito poi, seguendo l’ordine, copia nello schema solo quelli che usano l’ausiliare avere per i tempi composti  e leggi nella casella colorata un parere sul tuo lavoro.

Il bello dell’enigmistica giocosa è che è come un problema di matematica; se non si leggono bene i dati la soluzione non si trova e quindi bisogna ritornare indietro. E’ un processo importante perché sviluppa l’attenzione, in più in questo caso, le attività che avete appena svolto si trovano all’interno di una cornice giocosa che è quella dei MINI GIALLI DELLA GRAMMATICA, pubblicati da Erickson

Le attività di enigmistica, come quelle teatrali nelle quali ai bambini viene chiesto di scegliere l’ausiliare essere o l’ausiliare avere, ci consentono anche di seguire, passo per passo, il PROCESSO di pensiero dei bambini, di comprendere se hanno effettivamente capito.

Vorrei portarvi un altro esempio: in un’altra classe terza, dicendo ai bambini l’infinito del verbo, così che potessero scegliere e riprendere il gesto scelto per l’ausiliare essere o avere o entrambi,  arrivate al  verbo CORRERE, un bambino  ha detto :- Io sono corso  e l’ha ripetuto  ben tre volte, mentre la sua maestra cercava in ogni modo di dissuaderlo. Beh, alla fine dell’ora, mi si è avvicianto e ha detto con un sorriso: – Sai Monica che si può dire? Perché il corso è l’abitante della Corsica…   Gli ho subito dato ragione, invitandolo ad allargare la O di cOrso, così da non confonderlo con il verbo correre (io ho corso), a meno di non utilizzarlo specificando dove si e’ corsi ( dal veterinario, dal panettiere ecc.) e creando, come mi ha suggerito Memi Campana, del gruppo lingua del Movimento di Cooperazione Educativa, delle sciarade divertenti: – Sono Corso e ho corso perche’ sono corso dal veterinario…

Infine, declinando con bambini di quarta il verbo irregolare udire, è stato molto interessante assistere ai loro tentativi per arrivare ad individuare la forma corretta. Dopo un susseguirsi di  “Io udo, tu udi, egli ude”, seguiti da: “Io udisco,  tu udisci, egli udisce” un bambino dallo sguardo brillante ha esclamato. –Io ascolto.

Non riuscendo a venire a capo della forma corretta (spesso difficile anche per bambini di classe quinta) ha cambiato, a differenza dei suoi compagni,  strategia optando per un sinonimo del verbo e aprendo la strada alla Meraviglia…

Monica Colli – Vice Presidente ProXXima

 

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