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Appunti di pedagogia creativa

a cura di Monica e Rossana Colli

Ci sono alcune classi-regni del Piemonte e della Valle d’Aosta, all’interno del progetto Diderot della Fondazione CRT, frequentati da principi e principesse di nove o dieci anni con cui la sintonizzazione è immediata e in cui è naturale raccontare che veniamo da un luogo lontano, chiamato Regno del Linguaggio.

L’unità lessicale ‘Regno del Linguaggio’ viene trascritta in grande alla lavagna mentre si pone la domanda: –Che cosa vi fa venire in mente la parola Regno

Si invitano quindi gli alunni ad osservarla come se fosse un’immagine, un disegno, che contiene al suo interno altre parole, alcune evidenti, alcune nascoste e a cercare la parola, di una sola sillaba, che brilla all’interno della stessa. 

Spesso, a questo punto, molte facce si illuminano. Per alcuni bambini infatti è immediato e facile intercettare il sostantivo RE e da lì ricavare tanti elementi diversi che aiutano a caratterizzare il Regno del Linguaggio. Per molti è più complesso e gli occhi si riempiono di punti interrogativi.

Alcuni trovano la parola ‘no’, altri il suono ‘gno’. Qualcuno prova a leggere la parola al contrario (onger), qualcun altro prova ad anagrammare le lettere, tralasciandone una e scopre il…Reno! A questa parola i bambini di quinta non associano l’omonimo fiume italiano più lungo dopo il Po (Reno significa ‘ acqua che scorre’) ma i reni, gli organi che hanno conosciuto nello studiare il corpo umano. Quando tutti i bambini sono riusciti a visualizzare la parola RE, si passa a nuove domande: – Se nel Regno c’è un re, come sarà questo posto? E ancora: -Dove si trova, secondo voi, il Regno del Linguaggio?

Ci sono bambini che descrivono il Regno del Linguaggio come un posto dotato di una dimora (un castello), circondato da mura; altri che lo caratterizzano come un luogo abitato da parole, un posto nascosto con regole proprie; per i più è un luogo immaginario, della Fantasia e del cuore; per altri si trova nel mondo reale in cui ci sono persone che parlano lingue diverse.  Tutti concordano nel dire che il Regno del Linguaggio si trova in tutti e due i mondi, quello del mondo fisico e quello del mondo delle idee. 

Ciò che i bambini ricordano (in dad) dopo due settimane dal laboratorio in presenza

Ciò che sorprende, grazie alla consegna data dalla maestra di classe un paio di settimane dopo l’esperienza laboratoriale, è come quello scambio dialogico sia rimasto impresso nella memoria dei bambini. 

Se le immagini e le parole svelano le emozioni provate e condivise (è stato divertente, divertentissimo, particolare, interessante, rigoglioso di parole, pieno di fascino e raccontabile, bello, simpatico, carino, bellissimo, molto curioso e interessante, spiritoso, affascinante, noioso ma a tratti divertente), sono soprattutto  i loro testi e i loro disegni a restituirci cosa hanno colto e come, a livello individuale,  hanno saputo rielaborare l’esperienza, mettendo in connessione quanto presentato con  gli apprendimenti già acquisiti a livello grammaticale.

Ci sono restituzioni cristalline, gioiose e scoppiettanti  che raccontano di un viaggio tra lettere e parole come quella di Sofia o  che riportano un’informazione in modo accurato come quella di Michele che scrive: “Esiste una montagna con sopra un Regno  che si chiama Regno del linguaggio” (e accanto al testo disegna un palazzo  di diversi piani  di diversi colori e  scritte) e restituzioni che ricorrono alla metafora come quella di Alessio che immagina il Regno del linguaggio come  “tante navi che parlano lingue diverse e che insieme formano una grande città”. 

Ci sono poi diversi bambini che mostrano di sapere creare delle associazioni tra quanto conoscono a livello grammaticale e quanto è stato presentato. A questo proposito Ginevra scrive: Per me il Regno del linguaggio è un Regno (mondo) che può avere tanti modi di parlare diversi proprio come il mondo. E aggiunge. -Secondo me è sia realistico, sia fantastico perché se noi andiamo in questo Regno non lo troviamo. E poi conclude: -Secondo me il regno del linguaggio è meraviglioso!”. Tommaso riesce, invece, attraverso il fumetto, a fare una sintesi di quanto espresso dalla compagna e, sul foglio, disegna in alto il Regno del linguaggio fantastico, poi quello del linguaggio reale (e mondiale) e poi un ibrido tra i due

Un feedback che rinforza quanto ci dicono le neuroscienze: ovvero che gli apprendimenti rimangono in memoria 200 volte di più se avvengono in un clima gioioso!


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