DENTRO AL PROCESSO IDEATIVO: intervista a Monica Colli, autrice di What is it?

D: Come è nata l’idea dell’albo illustrato What is it?

R: Da una serie di idee che si sono tra loro concatenate. L’idea “madre” è stata quella di partire da un dettaglio, una porzione del favo1 da mostrare non in piena luce ma al buio (dal momento che le api, all’interno della loro casa, che sia la cavità di un albero o un alveare, si muovono completamente al buio2) ponendo la classica domanda: Che cos’è? sotto forma di indovinello (Che cos’è? Cosa sarà? C’è qualcuno che lo sa?).  

Le ipotesi, scaturite dalla classe 5°D della scuola primaria “Mazzini” di Terni nel 2021, sono state così originali e sorprendenti da farmi desiderare di metterle in versi realizzando uno scoppiettante botta e risposta capace di coinvolgere il lettore in un continuo bricolage interpretativo. Ricapitolando: la classica domanda Che cos’è? accostata a un’immagine inusuale (una piccola porzione del favo al buio) ha generato nei bambini di scuola primaria ipotesi sorprendenti. Queste ipotesi osservate a fondo hanno mostrato di poter dar vita a ulteriori domande e in alcuni casi (come nel caso del pneumatico, del serpente, del coccodrillo, del pesce…) anche a vere e proprie risposte.

Infine, è stata la bellezza delle immagini create dall’illustratrice Erica Verri a far scaturire la terza idea. Guardandole, ho pensato subito che meritassero di essere incorniciate ed è qui che è nata l’ambientazione all’interno di un museo (e non uno qualunque, ma il Museo d’Orsay di Parigi!). Va inoltre ricordato che, per via dell’emergenza sanitaria, le sale dei musei allora erano chiuse, quindi se i bambini non potevano andare direttamente al museo sarebbe stato il museo ad andare da loro!

D: Come si fa a capire se un’idea è davvero buona?

R: È facile. Non si ha difficoltà a… difenderla!

D: Perché il titolo è in inglese?

R: Per due ragioni:

  1. la scelta del titolo in inglese porta i bambini che ancora non conoscono questa lingua a farsi la domanda “Che cos’è?” e quindi, seppur inconsapevolmente, a scoprirne il significato;
  2.  la seconda è che il personaggio Charles Beehive, il fantomatico pittore autore della mostra, è  inglese. E il suo cognome, Beehive, contiene già la soluzione riguardo a quale sia il soggetto del suo quadro più famoso. 

SOMIGLIANZE E DIFFERENZE CON IL CLASSICO SEMBRA QUESTO, SEMBRA QUELLO

D: Sin dalla prima edizione di What is it?3 hai ammesso da subito, riportandolo nei ringraziamenti, il tuo debito di gratitudine nei confronti di Maria Enrica Agostinelli, l’autrice/illustratrice del classico Sembra questo sembra quello (Salani Editore). Ti va di giocare a trovare somiglianze e differenze tra i due?

R: Volentieri. Premetto che ho amato tantissimo Sembra questo sembra quello e negli ultimi vent’anni l’ho spesso utilizzato all’inizio di un lab di scrittura creativa o alla fine di un lab sulla grammatica fantastica, sorprendendomi sempre delle facce felicemente stupite dei bambini e dei maestri nel giocare a indovinare a cosa l’immagine e la frase in rima rimandassero. Di sicuro la lunghissima frequentazione con questo piccolo classico ha fatto sì che il suo impianto abbia così bene attecchito in me, a livello cognitivo e creativo, da poterlo, non dico stravolgere, ma riprendere e ampliare in una nuova direzione. In una direzione inedita. Del resto un’IDEA che funziona non è forse la combinazione di vecchi elementi?

Ricordo, inoltre, che già nelle fiabe troviamo l’uso di indovinelli linguistici…

In ogni caso sono due, a mio parere, le intuizioni dell’Agostinelli:

1. utilizzare una parte dell’immagine per rimandare al tutto (che si tratti della cresta di un gallo, della gobba del cammello o dell’occhio del Signor Ivo) avvalendosi di un breve componimento in rima dove proprio la rima agisce da fattore facilitante (È una fiamma ci scommetto, non è la cresta del…!);

2. far percepire al lettore che ciò a cui, a prima vista, la parte di immagine potrebbe rimandare, in realtà potrebbe essere qualcosa di completamente diverso.

In What is it? la texture di base, ovvero le celle esagonali del favo, sono presenti in ogni quadro, dando vita a possibilità interpretative diverse. In Sembra questo, sembra quello, invece, il soggetto cambia continuamente al girare della pagina.

 Inoltre, il gioco iniziale dell’enigma da risolvere deve la sua nascita a un’altra frequentazione, quella con il famoso investigatore Sam Grammaticus4.

 1 Costruzione verticale di cera, eseguita dalle api operaie all’interno dell’arnia e costituita da un complesso di celle (le più numerose, esagonali, destinate alle operaie).
2 Per mantenere l’idea del buio si è scelto di riportare l’immagine del quadro più famoso del pittore Charles Beehive sulla prima pagina di un quotidiano (il “Times”). Avvertenza al lettore: pittore, quadro e riferimento al giornale sono frutto della fantasia dell’autrice!
3 Per l’Agenda Educazione UBI (Unione Buddhista Italiana), nell’ottobre 2021.
4 Nel 2018 Monica Colli e Grazia Mauri hanno dato vita alla fortunata serie Sam Grammaticus: i minigialli della grammatica, Erickson.

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